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Il fenomeno migratorio rappresenta per il sistema sanitario una sfida sempre aperta, non solo in termini di quantificazione e analisi dei bisogni, ma soprattutto nell’ottica di un’adeguata organizzazione dei servizi. Nella fase storica attuale, infatti, la principale esigenza è quella di superare la parcellizzazione e l’estemporaneità delle soluzioni adottate nei diversi contesti regionali e locali, per approdare a pratiche di sanità pubblica e a modalità assistenziali basate sulle migliori evidenze scientifiche e improntate all’appropriatezza, all’efficienza e all’equità. A tale riguardo, elenchiamo di seguito alcune iniziative istituzionali che hanno contraddistinto il 2017 (ma anche il 2016) che oltre ad avere un valore in sé dal punto di vista politico e programmatorio, assumono anche un significato altamente simbolico, nell’ottica di un definitivo passaggio da una gestione improntata all’emergenza a una guidata dalla pianificazione e dalla capacità di governance. La cornice rimane comunque l’Accordo del 20 dicembre 2012 tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome sulle “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e P.A.” (Rep. Atti n. 255/CSR), ancora non adeguatamente applicato, che ha fornito il giusto scenario di riferimento normativo anche per gli atti che citiamo. 

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CHE EFFETTO FANNO I 14 MESI DI SALVINI AL VIMINALE
di Lorenzo Borga
Il Foglio, 9.9.2019

L’articolo di Borga rilegge con sintetica efficacia gli effetti di poco più di un anno di Ministero degli Interni nelle mani di Salvini: “l’invasione immaginaria di stranieri, l’aumento di irregolari dovuto al decreto sicurezza, il flop dei ricollocamenti in Europa, l’errore di abbandonare il tentativo di riforma del trattato di Dublino, l’effetto quasi nullo che l’immigrazione se ben gestita produce sulla criminalità”.

Ecco punto per punto le considerazioni del giornalista, che appare a noi esperti della questione assai ben documentato:

  1. Gli Sbarchi: sotto Salvini, si sono ridotti di circa 31.000 unità, ben poco rispetto al lavoro di Minniti che in tempi più brevi li aveva ridotti di 143.000 unità. Inoltre ha aumentato la pericolosità del viaggio, triplicando il rischio di mortalità (dal 2% al 6%) per chi tenta la traversata. Non si può dire a stretto rigore che abbia aumentato i morti in mare, perché i numeri assoluti sono più bassi, ma indubbiamente ha provocato un aumento del rischio, oltre che dei pericoli e delle sofferenze dei profughi; e “per un risultato nei fatti limitato, e in una situazione che non rappresentava più un’emergenza”.
  2. I ricollocamenti: Salvini, con i suoi metodi, è riuscito a ottenere il ricollocamento solo del 6,2% dei migranti sbarcati, un risultato non molto diverso da quello dei governi precedenti e comunque molto scarso. Inoltre con sforzi maggiori, enorme conflittualità sia interna che esterna al paese e ancora una volta a prezzo di “sofferenze umane provocate a centinaia di persone rimaste in attesa in mare per giorni, talvolta settimane, in condizioni inaccettabili”.
  3. Le espulsioni: “L’impegno serio e concreto deve essere quello di fare 100.000 espulsioni all’anno, mezzo milione di clandestini riportati al loro paese in 5 anni” dichiarava Salvini nel novembre del 2017. In un anno, con Salvini agli Interni, sono stati espulsi 6.500 irregolari: 93.500 in meno rispetto alle promesse... Riuscendo, tra l’altro, a fare peggio anche del precedente governo Gentiloni.
  4. Criminalità: nel rapporto di quest’anno, a Ferragosto, Salvini ha vantato questi risultati: “-14% di omicidi, -16,2% di rapine, -11,2% i furti. Sembra tanta roba, ma vale la pena di leggere i dati in prospettiva, Nel rapporto precedente, quello del 2018, gli omicidi presentavano un segno meno del 14%, le rapine dell’11% e i furti dell’8,7%. L’anno prima: omicidi -15, rapine -11,3, furti -10,3. Nel 2016 -11.3% gli omicidi, -10,7 le rapine e poco meno del meno 10% i furti” e così via, anno dopo anno. “I dati presentati con orgoglio da Salvini non sono una novità, ma piuttosto una conferma di un trend positivo in atto di cui l’ex ministro si è accorto solo una volta al governo, cioè nel momento in cui se ne sarebbe potuto assumere il merito”.
  5. Irregolarità: come effetto dell’abolizione del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, a giugno scorso “gli stranieri irregolari erano 18 mila in più rispetto a quanto sarebbero stati senza l’approvazione del decreto sicurezza”.

Come si vede, i risultati in quello che è stato il principale (se non quasi esclusivo) campo di battaglia dell’ex ministro sono stati molto modesti, quando addirittura non opposti a quanto da lui auspicato. Inoltre, alcune delle misure da lui decise sono state impugnate davanti alla Corte Costituzionale, e potrebbero prossimamente decadere.
L’autore dell’articolo conclude che “l’eredità che Salvini lascia al suo successore è pesante” e continua: “probabilmente è questa l’eredità vera di Salvini: non poter più affrontare l’immigrazione come un fenomeno con una possibile soluzione razionale e regolabile, e non solo ragionando per assoluti. Un lascito molto grave per un ministro”.

Personalmente non sono altrettanto pessimista. Il lascito di tanta dimostrazione di incompetenza ha certamente intossicato il dibattito pubblico, e ci vorrà tempo per ricondurre la discussione a un ambito civile, ma ci riusciremo: le tendenze demografiche e il futuro del paese lavorano per noi, avendo sempre più bisogno di immigrati per mantenere popolata la nostra Italia, e contando su giovani generazioni meno sensibili ai richiami razzisti. Soprattutto, la verità lavora per noi. La rapida e spettacolare fine dell’esperienza ministeriale del soggetto in questione non è probabilmente estranea alla mediocre qualità dei risultati da lui raggiunti.

Rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo, con pazienza, a costruire un futuro civile per noi e per i nostri figli, secondo le tradizioni ormai trentennali della nostra SIMM: ci riusciremo senz’altro.

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La SIMM esprime solidarietà e vicinanza alla dottoressa Donatella Albini, accusata di esser complice dell'invasione straniera mentre, invece, in prima persona, salva vite in mare.

Siamo amareggiati per il disprezzo dei principi fondamentali di tutela della vita, a prescindere da qualsiasi aspetto, così come previsto dall'articolo 32 della Costituzione, dal codice deontologico dei medici e dalle buone regole di convivenza civile.
Da anni sappiamo che la migrazione straniera non rappresenta un’invasione, che gli immigrati non sono portatori di malattie, che inclusione, cura e rispetto permettono l’integrazione tra culture diverse.

Continueremo ad agire in scienza e coscienza, con umanità e a sostenere tutti coloro che a vario titolo e in diverse forme si adoperano in tal senso.

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