Compleanno di governo. Senza auguri

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Al culmine di una frizzante e inebriata estate 2019, l’allora ministro dell’interno avviò un originale processo di autodistruzione. A quel punto qualcuno propose al PD di allearsi con i 5S per un nuovo governo, ma Zingaretti disse che non se ne parlava, bisognava andare a elezioni. Poi cambiò idea e cominciò a trattare. I grillini dissero che il primo ministro doveva essere Conte. Il PD disse che non se ne parlava. Poi cambiò idea e accettò. Però, disse, “ci vuole discontinuità”, per segnare la differenza rispetto al governo precedente. E uno dei temi essenziali su cui si doveva vedere la differenza era la politica migratoria. L’anno prima, infatti, era stato emesso un “decreto sicurezza” (noto anche con l’eponimo delministro autodistrutto), trasformato poi in legge nel dicembre 2018, che oltre a presentare diversi profili di incostituzionalità, peggiorava grandemente le condizioni degli immigrati, in particolare dei richiedenti asilo, e che aveva preoccupato la SIMM per le ricadute nocive sulla salute di questi.

Molti di noi tirarono un sospiro di sollievo nel sentire quelle dichiarazioni: i partiti sedicenti progressisti che si avviavano a sostenere il nuovo governo avevano messo ben in chiaro che presto le cose sarebbero cambiate. Alcuni tra i più ottimisti di noi arrivarono a pensare che il convegno regionale che stavamo organizzando per novembre, sugli effetti dannosi per la salute del decreto sicurezza, ormai avesse poco senso.

Oggi è passato un anno. Qualcuno ha cambiato di nuovo idea, e la discontinuità sui richiedenti asilo è diventata continuità. Le norme del decreto sicurezza sono state conservate dal nuovo governo, e sono successe anche altre cose. Ad esempio è stata varata una sanatoria per gli immigrati irregolari con lo scopo di offrire braccia all’agricoltura, ampliata poi al lavoro domestico, con complessità burocratiche e costi molto elevati. Il risultato era prevedibile e previsto: pochissime regolarizzazioni in agricoltura, abituali illegalità e sfruttamento (datori di lavoro fasulli, estorsioni a danno degli immigrati eccetera), impossibilità a regolarizzarsi negli altri settori produttivi (ad eccezione del lavoro domestico), numero dei regolarizzati assai più basso delle previsioni.
È accaduto anche che a luglio i partiti di governo abbiano approvato i finanziamenti per la guardia costiera libica, responsabile di violenze e omicidi sui profughi, contro buona parte dell’opinione pubblica dei loro elettori.
Inoltre non si è più parlato di ius soli o di ius culturae.
E vale la pena di ricordare che l’immigrazione in Italia è ancora regolata dalla legge Bossi-Fini, che nessuno tra i partiti di governo ha messo in discussione.

Sui temi della migrazione, la presunta discontinuità rispetto al precedente governo, dichiarata un anno fa, è divenuta continuità, come abbiamo detto.
Pensando alle dichiarazioni dei partiti sedicenti progressisti che hanno accompagnato la nascita del governo, vengono in mente le parole di Gesù nel tempio, riferite ai Farisei: “Dicono ma non fanno” quello che dicono, e il vangelo di Matteo continua: “Legano infatti pesi opprimenti, difficili a portarsi, e li impongono sulle spalle degli uomini; ma essi non li vogliono muovere neppure con un dito”.

Quelli che tra noi hanno votato i partiti che sostengono il governo lo hanno fatto perché volevamo lasciarci alle spalle politiche xenofobe, aprirci all’accoglienza e proteggere la salute dei migranti. Soprattutto in epoca di epidemia tornare all’accoglienza diffusa degli SPRAR per i richiedenti asilo appare fondamentale, dato che i centri in cui si concentrano grandi numeri di persone sono naturali focolai di contagio. Ma di questo non si parla; la continuità con il governo precedente è più importante.

Ce ne ricorderemo alle prossime elezioni: per questo al governo che compie un anno non auguriamo “cento di questi giorni”. Invece ci auguriamo che al populismo e alla demagogia siano sostituite al più presto politiche che onorino il diritto internazionale all’asilo, il dettato della nostra Carta Costituzionale e, non ultime, le ragioni dell’umanità e della promozione della salute.

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