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Categoria: SIMM

21 aprile 2015. Lo sbarco dei Mille a….Palermo con una decina di scabbie e di varicelle. Considerazioni di un medico sui fatti narrati da “la 7” il 19.04.15 sera, in merito al pericolo di contagio della popolazione a causa del mancato controllo. Il giorno 18 aprile u.s., nottetempo, tramite il 118, due giovani cittadini dalla pelle scura ed ignoti arrivano, dopo un breve passaggio al Pronto Soccorso, nel reparto di Medicina Interna del Policlinico di Palermo, dove presto la mia attività di dirigente medico internista, e dove il piano di contingenza dell’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia ha previsto la pronta disponibilità di due posti letto per l’accoglienza sanitaria degli sbarcati, dopo il primo filtro al porto ad opera degli operatori socio-sanitari dell’ASP, della Croce Rossa Internazionale e di altri enti ed associazioni del terzo settore. Diagnosi d’ingresso: malattia esantematica con febbre il primo e scabbia il secondo. Si viene a sapere che i due giovani sono stati prelevati nelle adiacenze della locale Stazione Centrale dove giacevano per terra sotto una coperta improvvisata da almeno tre giorni. Non si riesce a comunicare per problemi linguistici. Le condizioni generali sono scadenti; pessime quelle igieniche. Si vedono sui loro corpi gli effetti della traversata. I due ragazzi sembrano subire passivamente. E’ evidente un isolamento comunicativo. Il verbale del pronto Soccorso parla di scabbia in fase crostosa e di possibile varicella. All’ingresso i pazienti vengono subito soccorsi, visitati e rifocillati, non senza preoccupazioni derivanti soprattutto dal fatto di ricoverare nella stessa stanza la varicella e la scabbia, per il resto nessun allarme visto che trattasi di malattie ben note dalle nostre parti.

Le solite misure di profilassi individuale per i pazienti (difficile vista l’incomunicabilità) e per il personale. Viene chiesto un mediatore linguistico eritreo mediante il “Progetto Medina”. Trattasi di un’azione specifica del Piano di Zona attraverso cui il Comune di Palermo gestisce la mediazione culturale nel campo dei servizi sociali, sanitari, scolastici, lavorativi e quant’altro. Qui al Policlinico, dove esistono ben tre ambulatori dedicati alla cura dei migranti senza permesso di soggiorno (ginecologia, pediatria e medicina generale con annesso ambulatorio di etno-psicologia), ci avvaliamo di una mediazione culturale multilingue per tre giorni alla settimana e cinese per un giorno alla settimana. Gli altri interventi, come quello appena descritto, sono a chiamata. Grazie all’intervento del mediatore gli ignoti sono: il Sig….. nato a…..il….. ed il Sig…….nato a…..il….. I due sono sbarcati a Palermo il 14 u.s. e subito dopo si sono recati alla Stazione Centrale, sfuggendo facilmente al personale che doveva trasferirli in uno dei tanti centri di accoglienza (CAS) dislocati nel palermitano. Uno dei due era molto preoccupato in quanto doveva raggiungere al più presto Roma da dove imbarcarsi per New York dove era atteso dal fratello. Diversamente da loro, molti altri sono stati ospitati in questi centri per poi scappare dopo un pasto ed una doccia veloci. Nei tre mesi precedenti i due hanno vissuto in un hangar a Tripoli in attesa dello sbarco assieme ad altre 1500 persone circa, uomini donne, bambini. In situazione di pesante promiscuità, sono stati picchiati e seviziati. Uno di loro è stato torturato con la corrente elettrica. Hanno assistito impotenti ad episodi di stupro e violenze varie ed anche a decapitazione di alcuni compagni di viaggio. Alla fine sono stati fortunati ad essersela cavata con una scabbia ed una varicella soltanto!!

Trattasi quindi dello sbarco avvenuto a Palermo il 14 aprile. In quella occasione è stata raggiunta la cifra record di 1200 persone. Il sistema di accoglienza al porto palermitano, malgrado la presenza della varie autorità civili, militari e sanitarie, con televisioni al seguito, è andato in tilt ed ha mostrato tutti i propri limiti. In verità in passato Palermo si era distinta per efficienza ed efficacia degli interventi almeno nella primissima accoglienza. Forse per questo motivo l’assessorato regionale alla salute e la direzione sanitaria dell’ASP, che coordina gli interventi al porto, hanno accettato la sbarco dei …mille. Il risultato è stato che già dalle prime luci dell’alba Palermo è stata invasa da un numero considerevole di sbarcati soprattutto ragazzi che cercavano in tutti i modi di scappare, per evitare di farsi identificare, verso le loro mete come il nostro paziente. Resistere nei pressi della stazione sperando che la varicella e la scabbia li abbandonasse quanto prima. Del resto cosa temere? Erano persone invisibili soprattutto agli agenti di polizia. Si sa, le maglie dei controlli devono essere abbastanza larghe da poter permettere la fuga dei richiedenti asilo, minori compresi. Le statistiche ci dicono che 2 persone su 3 che arrivano in Italia vanno via dal nostro paese e le cose non cambieranno certo se non si decide di modificare il famigerato trattato di Dublino. Nel frattempo si arrangino pure vadano via al più presto anche con la varicella e la scabbia. Solo noi dobbiamo correre il rischio di venire contagiati? E poi, vogliamo veramente raggiungere e superare i numeri tedeschi e francesi in fatto di accoglienza di rifugiati (500 e 300 mila rispettivamente)? Gli attuali nostri quasi 50 mila ci creano già troppi problemi. Oltretutto dopo i fatti di Roma e quelli in corso a Mineo è diventato quasi impossibile lucrare sulla loro presenza. Prima sì, si facevano più soldi che colla droga.

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