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Categorie: SIMM Salute dei minori News

Risale a qualche giorno prima di Natale (19 Dicembre 2023) la decisione cautelare della Corte Europea dei Diritti Umani  e le Libertà Fondamentali ( CEDU)  contro l’Italia.

Con tale decisione la Corte di Strasburgo ha ordinato il trasferimento di un minore straniero non accompagnato (MSNA) trattenuto in un centro del Brindisino in quanto, secondo quanto rilevato dai legali dell’ASGI, non erano garantiti i suoi diritti alla luce della Dichiarazione di New.York. , per altro recepita dal nostro paese.

Questa iniziativa della CEDU fa seguito ad altre condanne inferte all’Italia sempre in merito alla inadeguata accoglienza dei MSNA.

Sul tema, alla luce di quanto stabilito dalla legge n. 176 del 1° Dicembre 2023, conversione del Decreto-Legge n. 133 del 5 Ottobre 2023, recante “Disposizioni urgenti in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché per il supporto alle politiche di sicurezza e la funzionalità del Ministero degli Interni”, il Gruppo di Lavoro Minori Migranti della S.I.M.M. ha preso posizione con un documento che pubblichiamo di seguito e che è stato anche sottoposto all’attenzione del Tavolo Immigrazione e Salute.

 

Francesca Ena per il Gruppo Minori Migranti

Categorie: SIMM News

Maurizio Ambrosini, professore ordinario di Sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università di Milano, dove insegna Sociologia delle Migrazioni, è anche membro del comitato scientifico della SIMM ed è tra le voci più lucide su alcuni dei temi che sono la ragione di essere della nostra società scientifica.

Più volte abbiamo rilanciato sul nostro sito e sulle reti sociali i suoi accurati, informati e illuminanti editoriali che escono su Avvenire.

Con molto piacere presentiamo ora il suo ultimo libro, Stato d’Assedio, che descrive nei dettagli e con completezza la situazione dell’accoglienza di chi cerca protezione nel nostro paese.

La sua è una presentazione a un tempo accurata sul piano legale e amministrativo e dettagliatamente calata nella pratica quotidiana: descrive con cura le diverse tipologie di persone accolte e le norme che ne governano i destini, secondo la legislazione italiana e internazionale, e illustra con altrettanta cura chi realmente accoglie sui territori queste persone nel nostro paese.

Il titolo, Stato d’Assedio, è amaramente ironico: nelle pagine viene spiegato, con l’abituale precisione scientifica dell’autore, come il presunto stato d’assedio sia un artefatto, un’invenzione strumentale della politica che ha creato un allarme giustificato solo dall’uso strumentale che essa stessa ne fa.

Il libro allinea senza clemenza tutte le manchevolezze delle scelte politiche e amministrative italiane ed europee, tracciandone l’evoluzione storica.

Mentre la descrizione dell’azione politica nei confronti dei richiedenti asilo è francamente scoraggiante, Maurizio Ambrosini non perde però l’occasione di sottolineare anche che “gli attori sociali locali si fanno carico dei loro bisogni come possono, ossia in relazione alle loro forze, risorse e competenze. Gli attori della società civile sono in prima linea nel rispondere a queste esigenze.”

Insomma, c’è speranza: l’umanità è dalla nostra parte.

E anche per questo il testo si conclude con una serie di possibili indicazioni operative per il futuro. Non solo per offrire l’accoglienza di cui queste persone necessitano e che meritano, ma anche per far sì che i paesi di approdo ne godano appieno l’apporto sociale ed economico. Fattore che, in un paese in crisi demografica e affamato di manodopera come il nostro, è una priorità.

È un libro che mi permetto di consigliare caldamente anche a chi, come i nostri soci, ha una conoscenza accurata di queste dinamiche, perché la visione complessiva che Maurizio Ambrosini ne dà ci consente di ben collocare la nostra percezione soggettiva all’interno di un fenomeno planetario ampio e che determinerà in gran parte il nostro futuro.

Marco Mazzetti

 

“Stato d’assedio – Come la paura dei rifugiati ci sta rendendo peggiori”, Egea, 2023, 160 pagine, € 16,50. Alleghiamo la presentazione della casa editrice

 

Categorie: SIMM Rubrica recensioni film

The Old Oak

Anno: 2023

Regia: KEN LOACH

Genere: drammatico

Con Dave Turner, Ebla Mari, Chrissie Robinson, Jen Patterson, Joe Armstrong, Maxie Peters, Col Tait

Nazionalità: Regno Unito, Francia, Belgio

Voto: 8,5

 

 

Inghilterra del Nord, 2016. In una di quelle cittadine messe in ginocchio dalle politiche neoliberiste thatcheriane - un passato imperniato su una miniera ormai chiusa - arrivano alcuni rifugiati siriani. L'unico ritrovo del luogo è un vecchio pub fatiscente, gestito da TJ Ballantyne (Turner, sublime). Alcuni uomini del posto vorrebbero usarne il retrobottega, ormai abbandonato da anni, per tenervi una riunione in cui decidere come mettere a posto i nuovi arrivati. Un'operatrice umanitaria, insieme a una giovane fotografa siriana (Mari), vorrebbero invece trasformarlo in un luogo d'incontro nel quale la popolazione locale possa mescolarsi ai profughi, perché mangiare insieme è un'occasione per conoscersi ed entrare in relazione. Quando TJ decide di imboccare questa seconda strada, alcuni degli autoctoni cercheranno di sabotare l'iniziativa.

Preparate i fazzoletti, perché a 87 anni Ken Loach firma una delle sue opere più struggenti e toccanti, tenendo sempre altissima l'asticella dell'impegno sociopolitico. Il suo è un cinema refrattario al virtuosismo, eppure elegante, di un verismo mai posticcio (merito di un cast in stato di grazia), profondissimo, agile, anche grazie al consueto appoggio in fase di sceneggiatura del fido Paul Laverty. Qui la lotta di classe di molti suoi capolavori precedenti (da Riff Raff a Sorry We Missed You) diventa uno scontro tra poverissimi inermi e poveri incattiviti e xenofobi, peraltro avvezzi all'uso moltiplicatorio delle loro torbide passioni sovraniste attraverso i social. Nonostante ciò, la vecchia quercia del cinema britannico sembra cercare nell'intesa tra il gestore del pub e la fotografa siriana un motivo di speranza, che però nel cinema di "Ken il rosso" si fa flebile quanto la tenuta delle lettere dell'insegna del pub, ma che grazie a uomini e donne come lui ci lascia confidare in un futuro più umano e solidale. Al regista inglese non si possono che augurare altri cent'anni di vita e altri millanta film, ma è certo che quando Loach non ci sarà più, il mondo sarà un posto peggiore nel quale vivere.