GrIS Calabria

 

 

 

Il GrIS Calabria è nato nel 2008. 

 

 

Descrizione completa GrIS Calabria, incontri, attività.



   

    

  

Anno di costituzione: 2008
Referente attuale: Alessandra Cugnetto
Contatti
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Sede di riunione: ___
Province rappresentate: ____
Composizione
Gruppi di lavoro
Referenti precedenti
Regolamento
Scheda adesione individuale
Scheda adesione Associazioni
 

 

 

 

 

GrIS Calabria
Descrizione completa, incontri, attività

Il GrIS Calabria nasce nel 2008

   

    

 

 

 

 

 

  

Anno di costituzione: 2008
Referente attuale: Alessandra Cugnetto
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GrIS Calabria
Composizione, gruppo di lavoro,
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Figure professionali presenti

 



Gruppi di lavoro





Referenti precedenti

 Lorenzo Surace (2016-2020)

   

    

 

 

 

 

 

  

Anno di costituzione: 2008
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Opera a tutela del diritto alla salute degli immigrati

di padre Bruno Mioli (Migrantes Regione Calabria)

 

L’atto di nascita sarà stilato probabilmente in ottobre, ma questa nuova creatura, che ha già visto la luce da diversi anni in dodici regioni d’Italia, è stata concepita anche in Calabria venerdì scoro, 15 giugno, nel salone della parrocchia S. Agostino per spontanea iniziativa di un gruppo di medici e avvocati di Reggio Calabria, Cosenza e Catanzaro, assieme ad operatori del Centro di Ascolto “Scalabrini”. Ma la prima idea di dar vita a questo gruppo risale all’8 marzo nel convegno promosso a Reggio dal Centro Diocesano Migrantes sul tema: “Coordinamento e collaborazione tra i servizi ecclesiali per gli immigrati”. In quel convegno tra i molteplici interventi è stato particolarmente incisivo quello di una ginecologa la quale con voce vibrante ha presentato il caso  di giovani donne romene in stato di indigenza e non iscritte al Servizio sanitario nazionale, che si presentano al consultorio familiare diocesano per un qualche controllo sul loro stato di gravidanza anche avanzata, controllo che dalle strutture pubbliche viene loro negato, come viene negato in farmacia anche il più elementare farmaco, se non si sborsa l’importo di propria tasca.

Che fare? Si dovrà fatalmente affrontare una maternità rischiosa, a meno che non si riesca a far ricorso a un centro di solidarietà pronto a far opera di buon samaritano? Per dare risposta ha ripreso la parola in sede di convegno uno dei relatori, il dott. Mario Affronti di Palermo, il quale con voce altrettanto vibrante ha premesso che non si deve dare a titolo di carità ciò che è dovuto per giustizia, in nome della legge. Il diritto alla salute c’è per tutti, anche per gli stranieri, qualunque sia la loro condizione giuridica, regolari o irregolari, extracomunitari o comunitari. E a tutelare questo diritto ci pensa proprio il GrIS, il Gruppo Immigrazione e Salute. Certo, il GrIS non è una bacchetta magica, è però una “sentinella vigilante”; o, meglio, è un manipolo di sentinelle, di professionisti in campo sanitario e legale, che fanno conoscere e fanno rispettare la legge, e lo fanno già con intervento tempestivo ed efficace in tante regioni d’Italia; per ora purtroppo non in tutte. Fra le assenti all’appello c’è anche la Calabria. Dovrà continuare così o possono cambiare le cose? Dipende da noi, è stata la risposta.

 

Ma torniamo alla legge: che dice in proposito la normativa italiana in fatto di salute per gli stranieri? Partiamo dal testo di massima autorevolezza, la Costituzione. L’articolo 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”. E’ quanto ci basta: si parla non del “cittadino italiano” ma “dell’individuo” cioè della persona umana come fonte di diritti fondamentali, inderogabili come quello della salute. Un sacrosanto diritto per tutti, anche se stranieri. Questo dettato costituzionale è stato tradotto in legge ordinaria dal Testo Unico sull’immigrazione del 1998; un testo che, sulla tutela della salute, è molto esplicito e non è stato alterato dalle modifiche e storpiature della successiva legge Bossi-Fini del 2002. All’articolo 34 si prescrive che gli stranieri regolarmente soggiornanti possono e devono iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale e godere pertanto di “piena uguaglianza di diritti e doveri rispetto ai cittadini italiani”. Questo per i regolari; ma quale la sorte degli irregolari, dei cosiddetti clandestini? Risponde l’articolo seguente: “Ai cittadini stranieri, presenti sul territorio nazionale, non in regola  con le norme relative all’ingresso e al soggiorno, sono assicurate… le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute personale e collettiva”. L’articolo prosegue specificando in dettaglio di che si tratta: per l’irregolare è aperto non solo il pronto soccorso, ma l’ambulatorio, l’ospedale, la farmacia come per i cittadini italiani; se non ha risorse, questa prestazione sanitaria non gli viene negata; e non viene fatto “alcun tipo di segnalazione all’autorità”, ossia alla pubblica sicurezza. A questo straniero viene consegnato un tesserino sanitario, denominato STP (Straniero Temporaneamente Presente), rinnovabile ogni sei mesi.

E’ un sistema che, grazie a Dio e alla sensibilità di tanti operatori sanitari, funziona con discreta soddisfazione, benché non sempre ed ovunque. Di qui il ruolo importante di una sentinella vigilante qual è il GrIS, il cui intervento si è reso più provvido e urgente negli ultimi anni, esattamente dal 2007, quando Bulgaria e Romania sono entrate nell’Unione Europea. Che cosa è successo in quell’anno? I Bulgari e i Romeni, allo stesso modo di altri cittadini della ex-area comunista come la Polonia, sono rimasti privi dell’STP, proprio per il fatto di essere cittadini europei; il tesserino STP infatti è stato concepito per i cittadini “extracomunitari”. Una cosa assurda, perché l’ingresso nell’Unione anziché una promozione per tanti è diventato una penalizzazione, a dispetto della legge che estende a tutti la tutela della salute.

E non tratta di fatti sporadici. Gli ultimi dati dicono che gli immigrati romeni in Italia hanno oltrepassato il milione di presenze e molti di loro, soprattutto per il fatto di essere sprovvisti di un lavoro regolare, non possono essere inseriti nel Servizio Sanitario Nazionale. Provvidenzialmente per loro in alcune regioni è stato introdotto altro tesserino sanitario, parallelo all’STP, denominato ENI (Europeo Non Iscritto). E’ questo un nuovo campo di battaglia per il GrIS, impegnato ad estendere a livello nazionale questa provvidenza conforme allo spirito e alla lettera della legge.

Nel citato convegno dell’8 marzo è diventata esplicita la volontà comune di agire, e tempestivamente, perché il GrIS nasca e diventi operante anche il Calabria; si sono pronunciati in favore anche i rappresentanti della Caritas e della Pastorale della salute diocesani, presenti al convegno. In un successivo incontro del 26 marzo a Lamezia Terme questo comune proposito da diocesano è diventato regionale, essendo stato assunto dai Direttori regionali dei due predetti organismi ecclesiali assieme al Direttore regionale della Migrantes. Sia ben inteso che il GrIS è una istituzione laica, fatta di professionisti altamente qualificati; non spetta a realtà ecclesiali prenderne la direzione; entra però nelle loro competenze sollecitare e favorire questa benemerita istituzione, che risponde alle esigenze di una autentica promozione umana.

Decisivo è stato l’incontro del 15 giugno a Reggio, con la presenza dei due massimi esponenti del GrIS, il sopra menzionato dott. Mario Affronti e il dott. Salvatore Geraci di Roma: la trentina di operatori del settore sanitario, giuridico e assistenziale ha concordemente deciso di dare vita al GrIS di Calabria e si guarda al prossimo ottobre come al mese decisivo perché la sua istituzione venga ufficialmente formalizzata.

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