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In Italia come nel mondo la grave pandemia di Covid-19 ha determinato, oltre a un’emergenza sanitaria senza precedenti, una crisi sociale altrettanto grave che colpisce soprattutto le famiglie più fragili e i loro bambini. Ne deriva l’urgenza e la necessità di prestare particolare attenzione a tutti i minori che in questo periodo hanno dovuto rinunciare alla socialità, allo sport, al gioco all’aria aperta e sono stati costretti a rimodulare il modo di relazionarsi con i propri pari e con la scuola, adattandosi alla didattica on line non sempre in facili situazioni familiari e non tutti purtroppo con le stesse opportunità.
Pensando ai/lle bambini/e e ragazzi/e come titolari di diritti e non solo come “figli/e” o “alunni/e”, emerge la necessità di intraprendere e rafforzare percorsi di alleanza scuola-territorio che diano loro voce, anche in un’ottica multiculturale.
Ad oggi non ci sono indicazioni precise relative al Piano Scuola e, nell’ambito di un’ancora incerta prospettiva e visione sui tempi e modi di ripresa del futuro anno scolastico, la SIMM propone una giornata di saluto o un incontro di fine anno per tutti i bambini e ragazzi che concludono un ciclo scolastico (materna, elementare, media) nel pieno rispetto della tutela sanitaria di alunni e operatori. Un’occasione per vivere un rito di passaggio da una fase all’altra della vita, magari “fermato” in una foto di gruppo che rimarrà per sempre nella storia di questi adulti di domani.

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Pubblichiamo e condividiamo qui  la Carta d’Intenti del Tavolo Immigrazione e Salute (TIS).

La sua progressiva stesura ha accompagnato un processo partecipato iniziato da circa un anno e mezzo - di cui ha accolto e formalizzato i principi, gli obiettivi, le modalità di lavoro (anche in termini di diritti e doveri di partecipazione) che sono stati via via identificati e condivisi - e di cui è utile ripercorrere brevemente la storia.

Alla fine del 2018, sulla scorta di una prima reazione, da parte del Tavolo Asilo Nazionale, all’emanazione dei cosiddetti ‘Decreti Sicurezza’, alcune organizzazioni del III Settore che, a vario titolo, erano impegnate sui temi del diritto alla salute e dell’accesso alle cure per migranti e richiedenti asilo, hanno iniziato a maturare l’idea di dare vita ad una nuova rete.

Pur rimanendo collegati al Tavolo Asilo, si è infatti intravista l’opportunità di creare ed alimentare uno spazio di confronto e di azione focalizzato su questi temi ed allargato a tutte le tipologie di immigrati. Da primi contatti tra MSF, SIMM e ASGI questa proposta ha preso corpo e si è concretizzata in una prima riunione allargata, avvenuta il 13 febbraio 2019 presso l’Università Sapienza di Roma, cui sono state invitate le principali organizzazioni (ONG, Onlus, Associazioni medico-umanitarie etc.) attive a livello nazionale.

Fin dal primo incontro (cui fino ad oggi ne sono succeduti molti altri a cadenza di norma mensile), si è creato un clima fortemente collaborativo e propositivo che ha permesso di dar vita, piuttosto rapidamente, ad iniziative di advocacy, con particolare riferimento a lettere indirizzate ai decisori a livello nazionale e regionale; documenti in cui la dimensione di denuncia circostanziata (in quanto espressa da una rete di organizzazioni impegnate a livello territoriale e competenti sotto l’aspetto sanitario e giuridico), è stata sempre accompagnata da proposte e da inviti alla collaborazione tra istituzioni e con le Istituzioni.

Da allora, la rete si è consolidata ed è stata in qualche modo formalizzata da 10 diverse organizzazioni (ASGI, Emergency, Centro Astalli, Intersos, Medici contro la Tortura, Médecins du Monde, MEDU, Medici Senza Frontiere, SIMM e Caritas italiana) fondatrici, cui si è poi aggiunta Sanità di Frontiera. Sono inoltre presenti, in qualità di componenti esterni permanenti: l’UNHCR, l’OIM e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Crediamo che un’attenta lettura della Carta offra un’ottima rappresentazione di quello che è oggi il TIS.

 

Allegati:
Scarica questo file (CARTA_INTENTI 022020 TIS.pdf)CARTA D\'INTENTI TIS210 kB
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Quando, dopo l’esplosione dell’epidemia, hanno richiesto medici volontari per far fronte alle esigenze degli ospedali, per un momento ho pensato di lanciarmi. Mi piaceva l’idea di tornare in prima linea, come da giovane medico in Africa, nella Protezione Civile, nel Soccorso Alpino… Per fortuna in me ha presto prevalso il buon senso: che uno psichiatra ultrasessantenne si offrisse per intubare ammalati era davvero troppo, anche per uno specialista in un campo che porta con sé qualche pregiudizio di bizzarria.

Così mi sono accomodato al posto che mi compete, nelle retrovie. E ho scoperto che era un ottimo punto di osservazione per riflettere con relativa calma su quanto stesse accadendo, una calma che i colleghi in prima linea probabilmente non potevano permettersi. Una prima osservazione è stata, in primo luogo, che non c’è stato, e non c’è solo il virus, in Italia. Che le persone continuano ad ammalarsi e a morire soprattutto per altre cause. Che le misure di confinamento personale sono anch’esse un fattore patogeno non da poco. Che fasce rilevanti della popolazione stavano soffrendo più di altre, e tra queste ci sono molti immigrati. E soprattutto che la comunicazione pubblica nel suo complesso non è stata, a mio parere, all’altezza della situazione.

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